L’ultimo santino col volto di Pedro Sanchez che gira nella sinistra nostrana è quello di paladino della pace e del diritto internazionale. Un Don Chisciotte che si oppone intrepido e solitario alle angherie del tiranno d’oltreoceano.
Una posizione, quella del premier socialista spagnolo, che ha inorgoglito il suo elettorato e che probabilmente gli ha evitato l’ennesima figuraccia alle elezioni di Castilla e Leon dello scorso marzo nelle quali ha perso sì, ma non quanto ci si aspettava. «Noi socialisti siamo qui per questo. Per difendere la pace. Per proteggere il popolo. Per essere dalla parte giusta quando conta di più», ha scritto l’opportunista Sanchez in una lettera ai militanti del suo partito.
SANCHEZ, FIGURACCIA MONDIALE: ECCO COSA FANNO LA "SUA" FREGATA E I "SUOI" MISSILI
Durante una tappa della campagna elettorale per le regionali in Castiglia e León, a Soria il 7 marzo 2026, il pre...
Ma la retorica pacifista riuscirà a far dimenticare tutti gli scandali che hanno interessato il suo partito, nonché i suoi familiari, e soprattutto a consolare tutti i suoi concittadini che non arrivano alla fine del mese? E sì perché la guerra in corso ha già sortito i suoi prevedibili effetti con un consistente aumento dei prezzi dell’energia, e quindi dell’inflazione, ma tali aumenti in Spagna rischiano di fare molti più danni che altrove, nonostante la certificata crescita economica degli ultimi anni che tanto ha eccitato i suoi ammiratori oltreconfine. Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato di due decimi di punto percentuale le sue previsioni di crescita per la Spagna quest'anno, portandole al 2,1%, mentre l’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo ha registrato a marzo un’inflazione del 3,3%, quasi il doppio di quella registrata in Italia nello stesso mese. Un livello che non si vedeva dal 2024 e che risulta essere nettamente superiore a quello dell’attuale media europea del 2,5%.







