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In un clima culturale in cui il confronto pubblico appare sempre più irrigidito da convenzioni implicite e codici non scritti, Eretici di Salvatore Di Bartolo si distingue come un saggio capace di interrogare il presente attraverso le lenti del passato. L’autore costruisce un parallelo incisivo tra l’epoca dell’Inquisizione e la contemporaneità, mostrando come, pur mutando forme e strumenti, i meccanismi di esclusione del dissenso conservino una sorprendente continuità. Se nel Cinquecento il controllo delle idee si manifestava in maniera esplicita e brutale – tra processi, scomuniche e roghi – oggi, come suggerisce Di Bartolo, esso si esercita attraverso dinamiche più sottili ma non meno pervasive. La pressione sociale, la paura dell’isolamento, la stigmatizzazione mediatica e una diffusa tendenza all’autocensura contribuiscono a delineare un contesto in cui il pensiero divergente fatica a trovare spazio. Non si tratta più di repressione fisica, ma di marginalizzazione simbolica, spesso immediata e difficilmente reversibile.