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Siamo arrivati al punto che chi pretende rispetto della legge è il colpevole, mentre chi vive fuori da ogni regola è la vittima da compatire

Gentile direttore Feltri,

ho letto l'intervista a uno dei signori sfrattati qualche giorno fa a Bologna. Abitava abusivamente con tutta la famiglia e si è lamentato perché tempo fa gli era stata offerta sì una sistemazione alternativa, ma in un albergo a 50 km da dove dimorava illegalmente. Offerta che ha rifiutato perché, parole sue, «se i miei figli perdono il treno per un minuto, poi non riescono ad entrare a scuola». Io sono rimasta interdetta. Vivo in affitto, sono stata costretta a lasciare il centro di Milano e spostarmi in periferia perché l'affitto era diventato insostenibile. Pago di tasca mia, come tanti. I miei figli si alzano presto, prendono i mezzi. A nessuno di noi è stato regalato un tetto. Se la scuola fosse diventata troppo lontana, avremmo cercato una scuola più vicina. È la vita. È il buonsenso. Trovo sconcertante questa pretesa di abitare gratis dove più conviene, rifiutando una sistemazione decorosa e gratuita, solo perché «non è comoda». È una mentalità che ignora il senso del dovere, il rispetto delle regole, la fatica che fanno gli italiani onesti ogni giorno. Mi hanno colpita anche le parole dell'eurodeputata Ilaria Salis, che ha difeso apertamente l'occupazione abusiva. Ma l'occupazione è un reato, non una forma di lotta. È la violazione della proprietà altrui. E non capisco come si possa, oggi, scandalizzarsi per uno sgombero quando a scandalizzare dovrebbe essere l'arroganza di chi rifiuta una casa offerta gratuitamente perché troppo distante dal centro.