«Lepore sotto il cemento. Fuoco al museo», con la A cerchiata degli anarchici come firma. «Lepore M..., Pd sionista», sottoscritto dal triangolo rovesciato, simbolo della resistenza palestinese. Minacce di morte da sinistra al sindaco rosso di Bologna: per chi viene da fuori è impossibile capire, invece è la naturale evoluzione degli eventi. Nel capoluogo emiliano, dove via Stalingrado è una delle arterie principali, l’ammonimento di Pietro Nenni, per cui «c’è sempre qualcuno più puro che ti epura è realtà quotidiana».
La cronaca racconta che qualche tempo fa, nella popolare zona Fiera, la scuola media Fabio Besta necessitava complessi lavori di ristrutturazione che ne evitassero la decomposizione. L’intervento avrebbe comportato anche il taglio di alcuni alberi. Apriti cielo, partì una durissima contestazione, capitanata anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che siede in maggioranza in Comune. Il sindaco cedette e non se ne fece nulla, ma la resa ebbe un effetto contro-pedagogico: insegnò al mondo estremista, che a Bologna è un esercito, che chi alza la voce vince. È così che ora che Lepore, nel quartiere altrettanto popolare del Pilastro, sta costruendo al centro di una delle poche aree verdi rimaste in città il Parco dei Bambini, che non è un giardino bensì un edificio, gli estremisti rosso-verdi rispondono inscenando una nuova rivolta, con tanto di minacce di tirargli il collo.






