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4 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:01

Istituire un “corridoio umanitario” per consentire il passaggio sicuro di fertilizzanti e beni essenziali destinati ai paesi poveri. E’ la proposta che il 2 aprile Antonio Tajani ha presentato alla riunione in formato ministeriale e in videoconferenza presieduta da Londra dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper con altri 39 paesi per trovare una soluzione che consenta di riaprire al traffico marittimo lo Stretto di Hormuz. Il progetto, riferisce il New York Times, “non è stato approvato dagli inviati presenti alla riunione, che si è conclusa senza un piano concreto per la riapertura dello stretto, né militarmente né in altro modo”. In realtà, prosegue il quotidiano della Grande mela, “nessuna delle opzioni a disposizione dell’Europa, degli stati del Golfo e degli altri paesi sembra infallibile, nemmeno ipotizzando la cessazione dei combattimenti”.

Una delle opzioni, la più immediata e sulla carta la più visibile, è quella delle scorte navali. L’idea è quella di accompagnare le navi mercantili attraverso lo Stretto bloccato da Teheran con unità militari: fregate europee, ma anche assetti di altri alleati, ciascuno responsabile delle proprie imbarcazioni. Parigi si è più volte detta favorevole, con Emmanuel Macron in prima linea nel proporre un ruolo attivo della marina francese. E’ la soluzione che piace di più agli Stati Uniti, che chiede agli alleati di condividere il peso della sicurezza marittima. Le controindicazioni sono evidenti: l’operazione è costosa e non risolutiva. I sistemi di difesa delle navi potrebbero non bastare contro minacce asimmetriche come droni o attacchi multipli. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha riassunto le perplessità con una domanda: cosa possono “una manciata o due di fregate europee” dove neanche la marina Usa riesce a garantire piena sicurezza?