Nei giorni della settimana santa risuona nelle chiese il racconto della Passione di Gesù dei Vangeli, scritti, a ridosso degli eventi, da testimoni oculari come Matteo e Giovanni (o, nel caso di Luca e Marco, anche sulla base delle testimonianze di Maria, di Pietro e degli altri apostoli). Scritti quando ancora i protagonisti di quei fatti, pure gli avversari di Gesù, erano vivi e avrebbero potuto smentirli.
Nel secolo scorso l’esegesi critica ha cercato di posticipare la loro composizione per poter sostenere che quei testi conterrebbero cose leggendarie (soprattutto i miracoli e la resurrezione). Eppure anche le datazioni dei Vangeli più tarde (le loro) vanno dal 65 al 90 d.C. Sono quindi prossime. Ma ormai molti elementi, comprese le scoperte di Qumran, inducono gli specialisti a tornare alle date più antiche.
Un biblista come Jean Carmignac, grande erudito, scrive: «Le date più tarde che si possono ammettere sono verso il 50 per Marco (e la Raccolta dei Discorsi), verso il 55 per Marco completo, verso il 55-60 per Matteo, tra il 58 e il 60 per Luca. Ma le date più antiche sono nettamente più probabili: Marco verso il 42, il Marco completo verso il 45, Matteo (ebraico) verso il 50, Luca (greco) poco dopo il 50». Mentre Giovanni va collocato fra il 55 e l’85. John A.T. Robinson in Redating the New Testament colloca tutti i Vangeli prima del 70 d.C.










