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Ultimo aggiornamento: 7:00

Nel Vangelo secondo Matteo si racconta una delle tentazioni alla quale sarebbe stato sottoposto Cristo. Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. I regni del mondo con la loro gloria. Il potere e la gloria non è solo il titolo del noto e straordinario romanzo dello scrittore inglese Graham Greene ma anche la cifra della storia umana contemporanea. Il potere del popolo per il popolo e con il popolo sono momenti particolari, squarci, feritoie di un mondo che passa in fretta di moda. Persino papa Leone, tutt’altro che scevro di potere, ha recentemente ricordato agli ambasciatori riuniti in Vaticano che anche “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”. Tutto gira attorno a due elementi citati, il potere e la gloria.

Se prostrandoti mi adorerai, afferma perentoriamente il diavolo, simbolo della divisione e della menzogna. Il potere adora la gloria e la gloria il potere. Uno cammina con l’altro da buoni compagni di destino o meglio di strategia. Proporre questo abbinamento è interpretato dal Vangelo come ‘demoniaco’ e cioè potenzialmente menzognero e divisivo. Sappiamo per esperienza personale e storica quanto il potere in realtà possieda chi l’esercita. Coloro che vivono nel e del potere e la gloria sono dei ‘posseduti’. Capiamo anche perché, nella gestione politica del potere, da ogni parte e con modalità differenti, si è sempre cercato di limitare o ‘controllare’ il potere. Non è vero che il potere logora solo chi non ce l’ha, come disse un noto politico. Il potere sempre corrompe e quello senza argini corrompe ‘assolutamente’. Sarebbe sufficiente pensare alle dittature, civili o militari.