Il paesaggio economico del governo Meloni assomiglia sempre di più a un deserto senza neanche il miraggio dell’oasi. Un’aridità – il Pil quasi fermo, il deficit/Pil ancora in area di sforo dal Patto di stabilità, la pressione fiscale alle stelle – via via acuita dalla guerra in Iran, scatenata dal più vicino degli alleati, gli Stati Uniti di Donald Trump. E così l’esecutivo di centrodestra arriva ora a pronunciare quello che sembrava quasi impronunciabile: tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Certo, lo fa dietro il paravento dell’Unione Europea e a braccetto con altri 4 Paesi Ue di diverso orientamento politico: la Spagna del socialista Sànchez (all’avanguardia sul tema in Europa), la Germania e il Portogallo dei moderati di centrodestra Merz e Montenegro, l’Austria governata da un governo di larghe intese con un cancelliere popolare e un ministro dell’Economia socialista. Giancarlo Giorgetti, insieme ai colleghi ministri, ha firmato una lettera con cui chiedono di tassare gli extraprofitti delle società energetiche, in reazione all’aumento dei prezzi dei carburanti. “Una soluzione europea“, scrivono in una lettera al commissario Ue Wopke Hoekstra, “rappresenterebbe un segnale per i cittadini” e per l’economia dimostrando che “siamo uniti e in grado di agire” e invierebbe un “messaggio chiaro“: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte. Secondo i ministri, agire insieme permetterebbe di “finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici“.