TREVISO - La messa alla prova. È quello che ha chiesto la difesa dei due ultras trevigiani, il 56enne M.C. e il 25enne R.C., padre e figlio (difesi dall'avvocato Giovanni Adami), finiti in manette dopo il caso dell'assalto alla navetta dei tifosi del Mestre avvenuto la sera del 21 dicembre scorso lungo il put in seguito al derby tra le due squadre.

Lo scenario, se il giudice dovesse approvare la messa alla prova, è sostanzialmente quello di un percorso di ravvedimento e di lavori socialmente utili per i due. Se portato a termine con successo, permetterà loro di evitare la condanna e porterà all'estinzione del reato. L'udienza è stata calendarizzata per i primi di giugno.

Il decreto di giudizio immediato (che dispone sostanzialmente il passaggio diretto al dibattimento saltando l'udienza preliminare) è stato notificato, oltre che al 56enne e al 25enne, anche, più di recente, a un terzo ultras, un 60enne sempre residente nella Marca, anche lui difeso dall'avvocato Adami e finito in manette per gli stessi fatti. Per quest'ultimo, essendo la notifica del decreto più fresca, la difesa valuterà nei prossimi giorni quale strada intraprendere. Le ipotesi di reato mosse nei confronti di tutti e tre sono quelle di resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti atti ad offendere. Nei confronti di tutti e tre il questore di Treviso, Alessandra Simone, aveva emesso dopo l'episodio provvedimenti di Daspo della durata di dieci anni: non potranno avvicinarsi a uno stadio di calcio e dovranno presentarsi alla polizia ogni qual volta in città si organizzerà una manifestazione sportiva agonistica.