Era arrivato dieci mesi fa sulla panchina della nazionale come scelta di emergenza, Gennaro Gattuso, chiamato da Gabriele Gravina anche in quanto "simbolo del calcio italiano".
L'obiettivo era provare a risollevare - soprattutto col suo carisma, dando una scossa emotiva al gruppo - un ciclo azzurro che nelle qualificazioni ai Mondiali 2026 si era incagliato con il 3-0 rimediato a Oslo contro la Norvegia.
La missione purtroppo è fallita, tradendo le attese di un'intera nazione e determinando la fine anticipata del suo incarico. Spalletti era stato esonerato tra una gara e l'altra, con l'annuncio prima di quella con la Moldavia, che pure diresse dalla panchina azzurra. Il 15 giugno, Gattuso sembrò così il profilo adatto, la "scelta migliore" secondo l'ex compagno di nazionale e capo delegazione, Gianluigi Buffon, ma la loro avventura è infine naufragata a Zenica. La carriera con l'Italia, da calciatore, era l'emblema dell'attaccamento di 'Ringhio' alla maglia, del sacrificio, delle parole d'ordine ripetute come mantra anche dopo la debacle di Zenica. Da allenatore la sua storia parlava di una promozione in serie B col Pisa, delle panchine non memorabili al Milan e al Napoli; poi, il suo percorso si era un po' arenato, tra Valencia e Spalato. Sulla sua esperienza di campione del mondo 2006, però, riponeva le speranze la federazione. E la sua prima partita, un 5-0 casalingo con l'Estonia, è stato il miglior esordio per un ct dell'Italia: dopo un primo tempo in sordina, gli azzurri avevano dilagato con Kean, un doppio Retegui, Raspadori e Bastoni. Le nuove certezze, però, avevano cominciato a scricchiolare subito, col rocambolesco 5-4 all'ultimo respiro contro Israele: "Siamo dei pazzi", aveva detto il ct dopo la partita.













