Un paesino del basso Molise con appena 1.200 abitanti dove ci si conosce un po’ tutti. Poco prima di Natale, una cena in famiglia. La morte, drammatica, fulminea, lì per lì pure incomprensibile, di una mamma e di una figlia, avvenuta a distanza di pochi giorni, col dubbio che qualcosa non quadri del tutto: e allora le indagini, le analisi, la scoperta, terrificante, che c’entra zero una possibile intossicazione alimentare e che si tratta, invece, di un avvelenamento. Quindi un veleno potentissimo e pure infimo perché letale anche a piccole dosi e difficile da rilevare per esempio durante un’autopsia, tra l’altro senza un antidoto.
Ricina e vecchi merletti. La procura molisana di Larino non si ferma un attimo. Sono passati tre mesi da quando Antonella Di Ielsi (50 anni) e Sara Di Vita (appena quindici) sono state visitate al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e sono tornate a casa loro con una diagnosi di gastroenterite, ma sono decedute di lì a poco: allora, cioè a dicembre, i magistrati avevano formalmente indagato cinque medici, adesso che sta emergendo un’altra verità i loro legali sono sicuri che quelle accuse per omicidio colposo cadranno. Nessuno, infatti, si sarebbe potuto accorgere della ricina coi controlli della prima emergenza e neanche con un semplice rivovero.









