Crolla il fortino, il calcio italiano ricomincia da capo. Ormai sotto assedio politico e pubblico, dopo l'ennesimo sprofondo azzurro, il presidente della Figc Gabriele Gravina comunica ufficialmente le sue dimissioni e fissa le elezioni federali il prossimo 22 giugno a Roma, «nel pieno rispetto dello statuto e per garantire alla nuova governance l'espletamento della procedura d'iscrizione ai prossimi campionati», a partire dal 1 luglio. Annuncio arrivato senza più tentennamenti ieri intorno alle 15, proprio all'inizio della riunione straordinaria convocata a via Allegri con i rappresentati delle componenti (Ezio Maria Simonelli per la Lega Serie A, Paolo Bedin per la Lega B, Matteo Marani per la Lega Pro, Giancarlo Abete per la Lega Nazionale Dilettanti, Umberto Calcagno per l'Associazione Italiana Calciatori e Renzo Ulivieri per l'Associazione Italiana Allenatori di calcio).
Stavolta Gravina fa subito un passo indietro, anche se resterà in carica dimissionario per l'ordinaria amministrazione per i prossimi ottanta giorni ovvero fin quando non verrà nominato il suo erede al trono. A cascata, nonostante la scadenza del contratto a giugno, Gigi Buffon rinuncia subito al suo incarico di capo delegazione della Nazionale, come aveva promesso: «Volevo già rassegnare le dimissioni un minuto dopo la fine della gara con la Bosnia. Mi è stato chiesto di temporeggiare e riflettere, ma ora che Gravina ha fatto un passo indietro, mi sento libero di farlo anch'io». Adesso è atteso solo quello del ct Gattuso.










