di Pietro Senaldigiovedì 2 aprile 20264' di letturaL’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, non è sceso a Roma per la settimana santa, ma la sua via crucis prosegue imperterrita. Ieri è stato il giorno della sanzione da parte del comitato etico parlamentare, presieduto dal deputato dem Nicola Stumpo. Voto unanime: censura verbale per non aver dichiarato agli uffici di Montecitorio la sua partecipazione alla società Cinque Forchette, quella a cui fanno capo le Bisteccherie d’Italia, il ristorante che il parlamentare di Fdi, con altri tre colleghi di partito biellesi, aveva in comproprietà con Miriam Caroccia, la figlia di Mauro, poi condannato come prestanome del clan camorristico dei Senese. Il minimo della pena. Fossero questi i problemi... Mentre l’onorevole rifletteva nel suo alto Piemonte, recriminando sulla sua imprudenza e cercando di isolarsi dal bombardamento mediatico che lo ha investito, a Roma, davanti ai pm che lo interrogavano, Caroccia lo benediceva: «Mi ha fatto la beneficenza», ha dichiarato il ristoratore.Ma la cosa centrale è che l’uomo ha confermato di non aver informato l’esponente di Fdi dei suoi trascorsi giudiziari, di essere stato prima condannato e poi assolto e che contro di lui pendeva un ricorso in Cassazione. Gli ha detto solo che non potevano aprire la società insieme perché lui era protestato, in seguito al fallimento del “Baffo”, il precedente esercizio che gestiva; e qui si capisce perché la sua parte delle quote delle Cinque Forchette erano in capo alla figlia. La beneficenza consisterebbe nei 45mila euro che il sottosegretario ha messo per far partire il locale, rilevato dal precedente proprietario, una cittadina cinese. L’avvocato di Mauro e Miriam, Fabrizio Gallo, ieri ha prodotto i bonifici, con i quali sono stati pagati alla donna l’avviamento del locale e gli strumenti necessari all’attività, come le cucine e i tavoli.Andrea Delmastro, il nome del suo successore (e quel tam-tam sul piano B)Le nuove regole europee sui rimpatri riescono a ridare un po’ di buonumore a Giorgia Meloni. «L’Europa...L’affitto del posto, sulla Tuscolana, duemila euro al mese, veniva versato dal conto corrente della società, gestito dal commercialista biellese di Delmastro, su cui Mauro Caroccia non aveva la firma. Così venivano pagati anche gli stipendi, i contributi, i cibi, tutto quello che l’attività richiedeva, tranne le piccole spese coperte dal flusso di cassa quotidiano. Questo elemento è fondamentale, perché al momento scagiona sia il ristoratore sia l’ex sottosegretario dal sospetto di utilizzare le Bisteccherie d’Italia come copertura per ripulire i soldi del clan Senese, che è il teorema costruito dalla Procura e sul quale insistono l’opre discolpa del sottosegretario dai sospetti più pesanti, gli incassi giornalieri documentati dal ristorante nel suo anno di attività erano ordinari: poche migliaia di euro, a volte neppure quello, mai una cifra che potesse indurre sospetti.E infatti le Bisteccherie non hanno mai distribuito dividendi, circostanza che per una società non è il massimo ma che al momento aiuta non poco l’ex sottosegretario Delmastro. L’esponente di Fdi non è al momento stato convocato dai pm romani per ascoltare la sua versione dei fatti e, a differenza dei Caroccia, non è indagato per intestazione fittizia di beni altrui né tantomeno sospettato di riciclaggio. $ possibile però che i magistrati gli chiedano di confermare la versione di Mauro sulla loro conoscenza, avvenuta nel locale precedente dell’uomo, “Da Baffo”, nel 2019 e 2020 colpito da incendi dolosi di matrice ignota, ma difficilmente attribuibili al clan Senese visto che Vincenzo, nipote del boss Michele, lavorava nel locale alle dipendenze di Caroccia come capo sala.