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Il paradosso dopo il giudizio popolare sulla riforma del Csm: il consenso delle due coalizioni non cambia, anche se in tanti non hanno seguito le indicazioni di entrambi gli schieramenti. Chi si è smarcato votando No sostiene ancora la maggioranza

Il risultato del referendum ha offerto una fotografia nitida dell'orientamento degli elettori su uno specifico quesito, ma al momento non ha prodotto effetti automatici sugli equilibri politici complessivi. È questo il punto centrale che emerge dall'analisi demoscopica effettuata per Il Giornale dall'Istituto Noto Sondaggi, nella quale il consenso rilevato immediatamente dopo la consultazione sia nei confronti del governo sia dei partiti è stato messo a confronto con quello delle settimane precedenti. Il quadro che ne deriva è chiaro: il referendum si è configurato come una competizione autonoma, con logiche proprie, che non si sono sovrapposte a quelle della dinamica politica.

Il primo indicatore da osservare è il livello di fiducia nel governo, tradizionalmente sensibile agli effetti di uno shock elettorale. In questo caso, però, non si registra alcuna variazione. Prima del referendum la fiducia si attestava al 41% e, nel sondaggio realizzato a più di una settimana dal voto, il dato rimane invariato. Si tratta di un elemento particolarmente significativo, perché segnala come l'esito referendario non abbia inciso sulla percezione dell'operato dell'esecutivo.