Tasse, lavoro, bollette. E perché no, pure il pallone e la delusione Nazionale che brucia nel cuore dei tifosi italiani. Giorgia Meloni appronta una ripartenza “pop” a quasi due settimane dalla sconfitta alle urne. Urge contrattaccare dopo lo scivolone referendario. Scacciare l’ombra del voto anticipato che per giorni si è stagliata su Palazzo Chigi con una roadmap per la ripartenza.

Così la premier si tuffa in una giornata di incontri serrati negli uffici che affacciano su piazza Colonna. Comincia con un caffè amaro, anzi amarissimo con il ministro dello Sport Andrea Abodi e uno sfogo sulla vergogna di una Nazionale di calcio esclusa per la terza volta di fila dai Mondiali. «Gravina deve lasciare, è insostenibile così» dice al suo ministro e insieme vergano la nota che chiede al presidente della Figc di farsi da parte e in fretta.

E i colloqui proseguono serrati squadernando i dossier più scottanti. La linea telefonica con il Mef, ad esempio, torna a farsi rovente. Domani in Cdm la premier vuole dare un nuovo segnale contro il caro-carburanti. In arrivo una sforbiciata-bis alle accise (la prima ha bruciato 600 milioni e ottenuto poco). Questa volta l’intervento sarà chirurgico: si lima in queste ore un decreto da mezzo miliardo di euro per prorogare lo sconto sulle accise da 24.4 centesimi fino al 30 aprile e il credito di imposta per gli agricoltori.