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Ultimo aggiornamento: 7:59
La Regione Puglia rimedia al pasticcio del salario minimo: il bando viene accorciato (ma con possibilità di proroga) per pagare di più i lavoratori. Lo ha scritto ufficialmente il responsabile unico del procedimento Mario Lembo, dopo un incontro con l’assessore regionale al personale Sebastiano Leo ed è la conseguenza del caso scoppiato nell’ambito del centrosinistra pugliese sul bando per i servizi di portierato nelle sedi regionali.
Si tratta di un appalto simbolo perché dalle proteste dei lavoratori che venivano pagati 3 euro e 60 centesimi netti l’ora e dall’iniziativa del consigliere PD oggi scomparso Donato Metallo nacque la legge pugliese sul salario minimo, la prima in Italia ad imporre i 9 euro lordi l’ora a tutti i bandi emanati dalla Regione. Impugnata dal governo Meloni, fu giudicata legittima dalla Corte costituzionale, provocando le reazioni di giubilo del centrosinistra nazionale, da Schlein in giù.
Quella vittoria però stava per assumere contorni beffardi, dopo che a gennaio la Regione aveva emanato il nuovo bando per il portierato: effettivamente il salario minimo risultava fissato a 9 euro l’ora, ma alcuni servizi venivano tagliati (e in particolare quelli sul servizio di portierato del Museo Castromediano di Lecce) e il monte ore dei lavoratori scendeva così notevolmente, passando di fatto da 40 a 25 ore settimanali. “Il risultato sarebbe di uno stipendio mensile intorno ai 700 euro” aveva spiegato al Fatto Marco Porpora, uno dei lavoratori interessati, chiedendo alla Regione di ripensarci. Subito dopo i sindacati (Cgil, Cisl e Usb) avevano chiesto un incontro e in particolare la Cgil aveva chiamato in ballo Antonio Decaro: “Ridurre le ore lavorative svuota di significato qualsiasi impegno formale preso sulla carta e tradisce chi ogni giorno si alza per guadagnarsi da vivere con onestà e fatica” erano state le parole di Barbara Neglia, segretaria Filcams Puglia, in una lettera al neo governatore.







