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In scena a Piacenza l'opera su libretto di Mattioli, che va oltre il gossip sposando racconto e sogni
È il luglio del 69. Pasolini sta girando Medea. Protagonista, la diva dell'opera: Maria Callas. Sul set nasce molto più di un'amicizia o di semplice stima reciproca. I giornali titolano scandalisticamente ipotizzando un matrimonio tra vip. Mamma Susanna alimenta le voci confidandosi coi giornalisti. Maria ci spera. Pasolini tituba. Spunta un anello, a fine riprese. Un dono di Pier Paolo frainteso dalla divina. Poi le vacanze insieme, le foto di baci e abbracci. E poi le lettere, fitte di ambiguità, di amore fragile e incerto. Le poesie: il "terribile timore", il "vuoto del cosmo". Pasolini che tratteggia, a parole e nel disegno, il ritratto arcaico di lei, "riapparizione ctonia". Distanti, soli, feriti, traumatizzati: impossibile amarsi fino in fondo.
Il teatro municipale di Piacenza (coproduzione con Fondazione Haydn e Comunale di Bologna), ha avuto la lungimiranza di commissionare un'opera lirica che raccontasse questo amore fra anime sole, debuttata venerdì scorso col titolo Cronaca di un amore: Callas e Pasolini, ispirata all'omonima mostra fotografica allestita dal Centro Studi Pasolini a Casarsa della Delizia. Ci voleva un teatro di provincia per portare in scena l'interiorità complessa, l'umanità scissa di Pasolini, che a pochi chilometri da Piacenza prima a Cremona e poi a Bologna ha vissuto gli anni della sua giovinezza. Nel libretto di Alberto Mattioli prende forma una narrazione cronachistica che spodesta il gossip e sposa il sogno. Ricostruisce cosa è stato e cosa sarebbe potuto essere. Soprattutto, cosa non è stato, e perché. La somma di due solitudini imparano i due quasi-amanti a loro spese non fa un'unione. Il testo mette in scena Pier Paolo e Maria più che Pasolini e Callas. Cita direttamente le parole del poeta e della cantante.






