E pensare che Rai Pubblicità aveva venduto gli spazi agli investitori prevedendo l’Italia ai quarti di finale dei prossimi Mondiali di calcio in Usa, Canada e Messico. Detta così può apparire un atto di fede. In realtà per le dinamiche operative del mercato pubblicitario in altre manifestazioni del genere l’Italia viene venduta in finale, per poi restituire sconti e spazi. Segno che, dopo due Mondiali mancati, voli pindarici in questa fase non se ne facevano. Il terremoto è sportivo, politico e industriale insieme. La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai Mondiali, per mano della Bosnia, investe appieno la Figc e apre una resa dei conti sul vertice federale. Il colpo più duro, sul piano istituzionale, arriva dal ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che mette nel mirino il presidente Figc, Gabriele Gravina e parla apertamente di necessità di «rifondare» il calcio italiano ripartendo da «un rinnovamento dei vertici della Figc. Se chiederò personalmente a Gravina di dimettersi? Penso di sì. Io credo che sia opportuno (per la Figc, ndr) un bel periodo di decantazione commissariale».

Una linea questa di “rinnovamento” per la Figc che, secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, è condivisa anche da Giorgia Meloni. È il segnale che la sconfitta non viene letta come un incidente tecnico, ma come l’esito di una crisi di sistema. I presidenti delle tre Leghe, dei calciatori e degli allenatori si vedranno oggi dalle 14.30 in via Allegri per fare il punto: i voti in consiglio erano (e sono) per Gravina, ma di fronte alla marea montante molti dei convocati si aspettano che sia Gravina stesso a dare un segnale.