La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali non è soltanto una débâcle sportiva. È anche un colpo pesante ai conti del calcio italiano. E questa volta ancora di più: il torneo si giocherà negli Stati Uniti, il mercato più ricco al mondo, dove la visibilità avrebbe moltiplicato ricavi e opportunità commerciali.
Il conto, per la FIGC, è già molto concreto. Tra sponsor, premi e merchandising, la perdita diretta supera i 50 milioni di euro. Una cifra prudenziale, perché non considera gli introiti potenziali legati a un eventuale percorso nella competizione.
La prima voce riguarda gli sponsor. I contratti sono costruiti anche sulla presenza ai grandi tornei, e l’assenza attiva automaticamente penali. L’accordo con Adidas, da circa 30 milioni l’anno, prevede un malus da 9,5 milioni solo per la mancata partecipazione al Mondiale. A questo si aggiungono minori entrate da merchandising — circa 10 milioni tra maglie e prodotti ufficiali — e il congelamento di nuove trattative commerciali.
C’è poi il capitolo premi. La Fifa garantisce a tutte le squadre qualificate un bonus minimo di circa 9 milioni di euro, che in questo caso non arriverà. E soprattutto svanisce la possibilità di incassare premi crescenti con l’avanzare del torneo: fino a 45 milioni per chi vince. Una componente variabile, ma tutt’altro che trascurabile.













