TREVISO - Sono già oltre 800 le richieste di risarcimento giunte alla sezione civile del tribunale di Treviso per il crac della New Financial Technology, la società di Silea che prometteva ai propri clienti mirabolanti guadagni (anche del 10% mensile) investendo in criptovalute. Tecnicamente si chiama “insinuazione al passivo”, ed è la procedura formale con cui i creditori di un’impresa fallita (o in liquidazione giudiziale) chiedono di contabilizzare il loro credito. Ovviamente nel tentativo di riavere i soldi perduti. Usando lo “schema Ponzi”, secondo la Procura, l’azienda trevigiana avrebbe fatto sparire più di 150 milioni di euro a una platea di circa 6mila clienti.
Delle 800 richieste, ben 500 sono arrivate nella sola giornata di sabato scorso. Alcune per importi anche piuttosto alti. Una mole di domande che ha colto di sorpresa gli stessi magistrati. Tanto che l’esame degli stati passivi, inizialmente previsto per il 7 maggio, slitterà in avanti proprio alla luce dell’elevato numero di richieste pervenute. C’è un però: allo stato attuale l’attivo della società è pressoché pari a zero. Sarà perciò se non altro difficile per i creditori riuscire a riavere indietro i propri soldi.









