Roma, 1 apr. (askanews) – “La catastrofe calcistica della nazionale italiana richiede una riflessione sul sistema di formazione sportiva nel calcio in Italia, in particolare su quella delle nuove generazioni. Qualcosa non va, qualcosa non funziona. A fronte di un vivaio enorme e di uno straordinario appeal dell’attività calcistica tra bambini, bambine, adolescenti e famiglie, i risultati non arrivano. Questo soprattutto se confrontato con altre discipline sportive che, come abbiamo visto alle Olimpiadi invernali, nell’atletica o nel tennis, stanno vivendo un periodo davvero straordinario”: lo afferma l’autorevole pedagogista Daniele Novara, dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio e auspicando lo stop di “ogni forma di competizione calcistica” fino ai 10 anni.
“E non si tratta di una questione economica – osserva l’autore di bestseller sull’educazione e fondatore del CPP (Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti) di Piacenza – Nel calcio professionistico i soldi sono moltissimi: anche i calciatori della nazionale, protagonisti di questa brutta figura, sono pagati e trasferiti per cifre elevatissime”.
“La formazione calcistica dei bambini e dei ragazzi ha bisogno di un profondo restyling. L’urgenza principale è riportare il calcio, durante l’infanzia, cioè fino ai 10 anni, a una dimensione di puro e semplice gioco, in una logica di apprendimento totalmente ludica”, è l’appello dell’esperto Novara.















