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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 19:13

Svegliarsi il primo aprile con cumuli di neve alti fino a due metri potrebbe sembrare uno scherzo da pesce d’aprile. Ma qui non lo è. Succede davvero, e senza stupore, ai 614 abitanti di Schiavi d’Abruzzo, piccolo comune del Chietino incastonato a 1.172 metri di altitudine. Da queste parti la neve — anche quando è abbondante — non è emergenza, ma consuetudine. La si affronta con la stessa naturalezza con cui, altrove, si prende la metropolitana nelle ore di punta. Semmai, la preoccupazione è legata ad altro: alla necessità di tenere accessi i termosifoni, con tutto quel che comporta in termini di costi. Ancor di più ora che la guerra in Iran sta spingendo i prezzi verso l’alto.

Così in questo 1° aprile, passeggiando tra i vicoli del paese, tra un cumulo e l’altro, si incontrano cittadini che si muovono con sorprendente nonchalance. Vanno al lavoro e fanno commissioni come se nulla fosse. Poco importa che l’intero territorio sia praticamente isolato, avvolto in una coltre bianca che inghiotte strade e piazze. Facciamo qualche passo, affondando nella neve, nei pressi del centro. Qui incontriamo il sindaco, Luciano Piluso: “In Comune, devo attivare il Centro operativo comunale. Se volete, dopo ci prendiamo un caffè”. Spostandosi di pochi metri — sei minuti per percorrerne cinque, rallentati da folate di vento e neve che rendono il cammino faticoso — si incontra Nicola Fiorito, 58 anni, schiavese doc e dipendente comunale.