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Ultimo aggiornamento: 18:38
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“Noi magistrati della Corte dei conti rischiamo di subire una riforma che è già stata bocciata per volontà popolare. Riteniamo insopportabile che un progetto respinto dai cittadini possa passare, attraverso una legge ordinaria, per la magistratura contabile”. Maria Cristina Razzano, giudice della Corte dei conti, riassume nel modo più efficace il senso della conferenza stampa convocata all’hotel Nazionale, di fronte alla Camera, dall’Associazione dei magistrati contabili. Il No al referendum sulla riforma Nordio, infatti, ha ridato slancio alla loro battaglia contro un’altra (e non meno pericolosa) legge della destra in materia di giustizia: la riforma della Corte dei conti firmata dal ministro al Pnrr Tommaso Foti, che limita enormemente il controllo giudiziario sull’utilizzo dei fondi pubblici. Nonostante il provvedimento sia stato approvato in via definitiva a dicembre, una sua grossa parte non è ancora attuata: a farlo dovrà essere il governo, esercitando entro quest’anno l’apposita delega votata dal Parlamento. Ma proprio queste norme, rimaste sulla carta, disegnano un sistema assai simile a quello previsto dalla riforma costituzionale bocciata. È prevista la rigida separazione tra giudici e pm contabili, con divieto assoluto di passaggio da una funzione all’altra; e la sottoposizione dei pm regionali a uno strettissimo controllo del procuratore generale nominato dal governo, che – tra le altre cose – potrà monitorare in tempo reale le loro indagini, sottraendogliele più o meno a suo piacimento.







