Lo sterco dei David. La 71esima edizione dei Premi David di Donatello (ri)scopre che il danaro puzza, l’incasso è disdicevole. Evviva l’art pour l’art, abbasso il film largo, esecrato il successo. Di qui al morettiano “pubblico di merda” (Sogni d’oro, 1981) siamo a un passo, ma rimaniamo ottimisti: che per celebrare come si conviene l’ottocentesimo anniversario della nascita di San Francesco, l’Accademia del Cinema Italiano abbia abbracciato un pauperismo senza se e senza ma? Il poverello d’Assisi è il vero trionfatore delle candidature annunciate oggi, e nemmeno dobbiamo aspettare la cerimonia di premiazione del 6 maggio: chiamateli David di San Francesco.

All’indice Buen Camino e Follemente

A farne, ehm, le spese sono il campione d’incassi Buen camino di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, e il vicecampione Follemente di Paolo Genovese, trattati alla pari: come appestati. Il primo ha realizzato 76 milioni e mezzo di euro, l’Inside Out per adulti di Genovese 17 milioni e 900mila euro: tanto basti per finire all’indice. Ciascuno dei due ha preso una sola nomination, annoverata nella stessa categoria: la canzone originale. Mutatis mutandis, sarebbe come premiare Pupo per il videoclip. Follemente è contemplato per il pezzo omonimo firmato e declinato da Levante, ma a Luca Medici, in arte Checco Zalone, va peggio: gareggia in prima persona con La prostata enflamada, scritta, con Antonio Iammarino, e interpretata. Più che una beffa, un insulto, ma anche qui siamo ottimisti: è nata una popstar.