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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:53

Non impedì che il figlio fosse ucciso a botte. Otto anni dopo l’infanticidio di Giuseppe, 7 anni, la Corte d’assise d’appello di Napoli ha emesso la sentenza di secondo grado per Valentina Casa. La donna, madre del bimbo, è stata condannata a 30 anni per la morte del bimbo e per il tentato omicidio della sorellina, anch’essa selvaggiamente picchiata. Per Tony Essobti Badre, il patrigno che inflisse le bastonate mortali al bambino e picchiò la bimba, è stato confermato l’ergastolo. Il piccolo ucciso a bastonate per aver rotto il letto mentre saltava sul materasso insieme alla sorellina. Era il gennaio del 2019 a Cardito: quella mattina, Giuseppe fu soccorso solo ore dopo le violenze. Una morte che poteva essere evitata e che, secondo i giudici d’appello, avvenne anche a causa della madre, che assistette alla furia del compagno senza intervenire in difesa dei figli.

I soccorsi vennero coinvolti solo quando ormai era troppo tardi: il bimbo non rispondeva più, diverse ore dopo le botte, e, peraltro, la madre giustificò lo stato in cui furono trovati i bambini con una bugia: “Sono stati investiti”. Un incidente di cui non si è trovata traccia, smentito dalle intercettazioni. La femminuccia sopravvisse probabilmente solo perché, quando Badre la picchiava, faceva finta di svenire, un segreto che confidò anche al fratellino invitandolo a imitarla. I suoi disegni, successivamente, aiutarono gli inquirenti a comprendere l’orrore e il terrore in cui viveva fino a quel momento.