Il fatto del giorno | Genova può essere una città universitaria? 12 mila fuorisede e soli 980 posti letto

Genova – Dei 33 mila iscritti all’Università di Genova gli studenti fuori sede sono quasi un terzo: 12 mila. E quasi 3 mila provengono dall’estero. La “fame” di case c’è: la mancanza di posti letto per le ragazze e i ragazzi che arrivano da fuori, così come dal resto d’Italia (e pure dalla Liguria, per chi abita lontano dal capoluogo) è una nota dolente che si è acuita, negli anni, a causa del fenomeno degli affitti brevi e delle locazioni turistiche, privilegiati dai proprietari rispetto ai contratti a lungo termine. Il fabbisogno per gli universitari ha un numero preciso: diecimila posti letto in tutta la Liguria. Lo aveva scritto il Mur, il ministero dell’Università e della ricerca, nell’allegato al cosiddetto “Pacchetto housing”, che nel 2025 aveva dato l’avvio a procedure semplificate e un bando da 1,2 miliardi di euro - con fondi Pnrr - per far nascere 60 mila posti letto in tutta Italia entro il 2026, aprendo anche al partenariato pubblico-privato. I numeri del bisogno - e le offerte attualmente presenti, al di là del mercato dei privati - vengono messi sul tavolo durante il convegno "Università, territori e città", organizzato - nella giornata di ieri, in via Balbi 5 - dal candidato rettore Michele Piana e dalla candidata vicaria Chiara Calderini. Un incontro dove vengono portate anche le esperienze di altre città cresciute, nel tempo, grazie alle Università (come Torino e Milano). Così come l’analisi di quanto spendono - e come - le ragazze e i ragazzi che vivono lontani da casa, per studiare.