Non bastano le buone intenzioni, l’anniversario tondo da celebrare, il disco nuovo appena uscito e già nei piani alti delle classifiche. Ci vuole fatica: “Sono pigro, ma stavolta mi sono impegnato, abbiamo provato ogni giorno sei ore, per due mesi”; dice Samuel sul palco delle OGR di Torino, a metà del primo dei quattro concerti con cui i Subsonica celebrano il trentennale. Tutto esaurito, 5.000 persone ogni sera, la Sala Fucine trasformata in una grande discoteca con schermi ovunque, pure sul soffitto e sulle pareti laterali. Per chi ha visto altri concerti nello stesso ambiente, l’effetto è straniante: non più una navata centrale piena e due vuote come in una chiesa, ma una specie di rave che occupa tutto lo spazio disponibile. Anche perché il palco non è uno, ma tre: i Subsonica suonano prima su quello centrale, poi si spostano a sinistra, quindi a destra, infine ritornano al centro. E insieme si muovono avanti e indietro nel tempo: se l’inizio è lo stesso di Terre Rare, con un synth dissonante, poi in realtà non parte Al confine, ma Sonde, da Microchip Emozionale. “Circuiti chiusi scrutano / In mezzo alla gente / Spie, sonde invisibili / Nei tuoi movimenti / Seguito da satelliti / In mezzo alla gente”. Era il 2001, ma potrebbe essere oggi. Poi L’abitudine, L’errore, una cover di I Chase the devil di Max Romeo. Su Liberi tutti il primo ospite speciale, Willie Peyote, e poi ancora Depre, Aurora Sogna, quindi finalmente la prima canzone da Terre Rare. Molto opportunamente è Il Tempo in Me: “Le stagioni cambiano / Vecchi stormi tornano / I bambini giocano / I soldati sparano / Le canzoni volano / E le bombe cadono”. Come sempre con i Subsonica, il concerto è anche un'occasione per guardare oltre: oltre il palcoscenico, che si apre sulle devastazioni delle guerre in corso nel mondo, oltre Torino, dove in queste notti il logo della band è proiettato sulla Mole Antonelliana, oltre i pregiudizi e le meschinità che ci portiamo dentro. Ma la serata è prima di tutto una bellissima festa, così dopo Radio Mogadiscio arriva Nuova Ossessione e il pubblico esplode. Con Nuvole Rapide si chiude la prima parte, che già da sola basterebbe per giustificare il posto dei Subsonica nel panorama musicale italiano. Senza soluzione di continuità, Samuel, Max Casacci, Ninja, Vicio e Boosta si spostano a lato, per un set più intimo, con versioni acustiche di altre canzoni che hanno segnato la loro carriera: tra queste, Incantevole e Tutti i miei sbagli, con cui parteciparono al Festival di Sanremo nel 2000. E c’è pure Ancora ad Odiare, “la prima canzone dei Subsonica”, come spiega Samuel. Il viaggio nel passato continua con un altro cambio palco: stavolta la band è su quello di destra, e c’è anche Pierfunk, il primo bassista. Tutti suonano gli strumenti originali di allora, almeno quelli che non sono finiti nella mostra Rientro in atmosfera, che nella Sala Duomo delle stesse OGR raccoglie cimeli e memorabilia della band. Ovviamente il suono non è lo stesso di quelle serate ai Murazzi, si sente la maturità raggiunta dopo undici dischi e migliaia di concerti. Anche quando, in Cose che non ho, Samuel cita i CCCP di Tu Menti, altra band che ha scardinato la banalità del pop italiano guardando oltre confine. Più che il punk e la Stella Rossa del Cremlino, i riferimenti dei Subsonica erano altri: l’elettronica ibrida di Chemical Brothers e Massive Attack, il dub, la new wave. E, tra gli italiani, un maestro come Eugenio Finardi, in scena per una versione straordinaria di Musica Ribelle. C’è bisogno ancora di ribellarsi, di pensare in modo diverso dalla massa. Lo ricorda Casacci citando il movimento No Kings, lo dimostra nei fatti la band ospitando la cantante palestinese Tära in Straniero, che apre l’ultima parte del concerto, di nuovo sul palco centrale. “Torniamo nel 2026”, dice Samuel. E quindi: bombe, droni, devastazioni, guerre e palazzi che crollano. Ognuno di noi è straniero, a seconda del lato del mondo o della sorte o del mirino nel quale si ritrova. Sempre dall'ultimo album, in scaletta c’è Grida, seguita da Veleno, piccolo gioiello tratto da un disco forse un po’ sottovalutato, L’Eclissi, che come pochi ha saputo unire rock e musica elettronica. I visual, come per il resto del concerto, sono curatissimi, ma il colpo di genio arriva con un altro punto fermo dei Subsonica dal vivo: l’omaggio a Battiato, con una strepitosa Up Patriots To Arms. Sul megaschermo scorrono dipinti famosi, dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, animati con l’intelligenza artificiale e alternati con vere immagini di proteste (“Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia / che crea falsi miti di progresso"). Quindi segue Il Cielo su Torino, che è anche il titolo delle quattro serate alle OGR, e ancora Diluvio e Strade. Preso Blu chiude il circolo, dopo trenta canzoni e quasi tre ore di concerto: è tratta dal primo disco, ma già Samuel cantava di “Paura del diverso, paura del possibile”. Con le loro parole, la loro musica e le loro scelte, in trent’anni i Subsonica hanno spostato sempre un po’ più in là il confine del diverso e del possibile. Senza mai posare a maestri o profeti, sono cresciuti insieme al loro pubblico e ora sono sul palco più vecchi e più saggi, anche se con la stessa energia di trent’anni fa. Ma soprattutto ci sono, a testimoniare che si può avere successo seguendo solo se stessi. La scaletta dei concerti alle OGR sarà diversa in ognuna delle quattro serate. Ecco quella del 31 marzo: Sonde Abitudine L'errore I Chase The Devil Liberi Tutti Depre Aurora Sogna Lasciati Il Tempo In Me Radio Mogadiscio Nuova Ossessione Il Centro Della Fiamma Nuvole Rapide Dormi Ancora Ad Odiare Incantevole Le Serpi Tutti I Miei Sbagli Funk Star Come Se Cose Che Non Ho Radio Estensioni Straniero Musica Ribelle Sole Silenzioso Grida Veleno Discolabirinto Ultima Risposta Up Patriots To Arms Il Cielo Su Torino Diluvio Strade Preso Blu