Torino, 18 mar. (askanews) – Trent’anni di musica insieme, sempre innovativi e oltre gli schemi, i Subsonica festeggiano questo traguardo con “Terre Rare” l’undicesimo disco della band torinese, non certo un greatest hits autocelebrativo, ma un lavoro articolato e frutto di una ritrovata intesa creativa.

“Ci siamo concessi il lusso di poter viaggiare non solo con la testa, ma anche fisicamente. Era una cosa che ai Subsonica devo dire un po’ mancava. Ovviamente questo fa una differenza, fa la differenza che quando tu emozionalmente vivi una cosa sulla tua pelle, sicuramente gli dai una profondità e una vitalità che è diversa semplicemente da immaginarti e vivertela nella tua cameretta a casa tua”.

Un disco politico e denso, si parla di guerra e confini, un viaggio nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità.

“E nei nostri dischi c’è sempre il racconto della vita. C’è sempre un qualcosa che va a mettere il punto su quello che sta accadendo, di giusto e anche di sbagliato. La prima canzone scritta dai Subsonica recitava ‘Paura del diverso, paura del possibile’, che è esattamente quello che viene raccontato in Straniero, che è l’ultimo singolo che uscirà a breve. Quindi in realtà da sempre i subsonica sono questo: sono un occhio su quello che succede col tentativo di dare una visione, un’immagine il più reale e il più giusta per noi possibile”.