Nati nel 1996, i Subsonica festeggiano i loro 30 anni con 4 giorni di mostre e concerti alle Ogr. Max Casacci, chitarrista della band, racconta cosa c’era, e cosa c’è, sotto i cieli di Torino
di Valerio Millefoglie
“Se fossi un viaggiatore e mi trovassi in un qualche posto del mondo, mi piacerebbe sentire il racconto di quando qualcosa ha preso vita proprio lì. Cos’è successo quando magari una canzone è stata scritta in quella piazza, sotto quella luce?”. Max Casacci, chitarrista dei Subsonica, riflette su ciò che accadrà a tra il 31 marzo e il 4 aprile nel capoluogo piemontese: Cieli su Torino 96-26, quattro giorni di concerti alle Ogr, con una grande antologica per i 30 anni della band. Tra foto, memorabilia e la ricostruzione dello studio dove venne registrato il primo omonimo album. Una città per cantare i Subsonica, insomma. Per strada si sentiranno le voci della band, una serie di QR Code permetteranno di ascoltare tasselli sonori della loro storia.
Qual è la prima immagine che ha dei Subsonica, l’attimo in cui ha pensato: questi siamo noi.
“Eravamo nello studio in piazza Vittorio, che avrebbe preso il nome di Casasonica. Giravamo attorno a una melodia per chitarra e voce di Samuel che sarebbe diventata Istantanee. All’epoca si chiamava 100 parole. Stesi una base elettronica con linee di basso trip-hop. Uscii dallo studio e quando tornai Boosta aveva poggiato delle tessiture d’archi e io avvertii un’esplosione. In quel mix tra la vitalità melodica di Samuel e l’atmosfera plumbea, orchestrale e cinematografica di Boosta, sentii che qualcosa stava nascendo e doveva vivere”.








