E se l’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro fosse la tempesta perfetta per ribaltare il tavolo e cambiare l’aria a Palazzo Marino? Ci sarebbe davvero da stupirsi? Probabilmente no. Perché le tensioni e le discussioni che animano, sia pur in modo carsico, centrosinistra e centrodestra avevano solo bisogno di trovare il fiume giusto per sfociare nel mare magnum dello scontro elettorale. L’inchiesta della Procura, tarata sul Comune, potrebbe aver fatto cadere quel diaframma.

Tanto a destra quanto a sinistra. Il Pd, per esempio, azionista principale della maggioranza che sostiene la giunta comunale guidata dal sindaco, Beppe Sala, potrebbe sentirsi finalmente libero di divorziare dal primo cittadino (che non sopporta più, come è noto a tutti) e imbastire una campagna elettorale all’insegna di quella discontinuità che tanto ha fatto discutere il centrosinistra milanese, con Sala e i dem l’uno contro l’altro armati. Il centrodestra, dal canto suo, potrebbe usare gli effetti dell’uragano giudiziario per chiudere in tempi rapidi la partita del candidato a sindaco (Lega e Forza Italia hanno già chiesto a Fdi, il primo partito della coalizione, di convocare il vertice), sentendo l’odore del sangue. Con il centrosinistra alle corde, e alle carte bollate, Palazzo Marino è più che mai contendibile. Ma se i salviniani e i meloniani sono già pronti a sedersi attorno al tavolo (la Lega avrebbe pure la disponibilità di un candidato espressione della società civile), Forza Italia (tranne il voto contrario di Alessandro De Chirico) deve fare i conti col fatto di aver dato una mano alla giunta Sala con il voto in Consiglio sullo stadio.