BOLOGNA – Niccolò Pastorelli ha 18 anni, frequenta l’ultimo anno al Liceo Righi e, come tanti suoi coetanei, ha votato per la prima volta in occasione del referendum sulla riforma della giustizia. Anche se si definisce «un giovane con una visione del mondo progressista», la sua decisione di votare “No” al referendum non è dipesa da valutazioni politiche. «Non ho la tessera di nessun partito e ho cercato di farmi un’idea sulla riforma a prescindere dalle mie convinzioni politiche. Per questo motivo, prima di fare qualsiasi valutazione, ho letto attentamente il testo della riforma. Non mi è piaciuto l’inasprimento dei toni da parte di entrambi gli schieramenti durante la campagna referendaria», fa notare. Cosa lo ha spinto ad andare a votare? «Io non avevo nessuna intenzione di astenermi. Sono andato a votare perché da sempre sono convinto che sia non solo un diritto, ma anche un dovere civico. E per come i miei genitori mi hanno educato, ritengo che il voto sia il modo più efficace per esprimere quello che penso».

Nonostante sia piuttosto diffusa l’immagine dei giovani come ragazzi inattivi e totalmente disinteressati rispetto all’attualità, Niccolò e i suoi compagni di classe parlano spesso di politica. «Insieme ad altri studenti del Righi, faccio parte della redazione di “Sottobanco”, il giornalino del nostro liceo, scrivendo articoli di politica e attualità. Un tema che mi interessa particolarmente è il fine vita. Nelle ultime settimane prima del voto ho notato che molti miei conoscenti e amici erano interessati alla riforma. Non ero affatto sicuro dell’esito, ma ero convinto che la partecipazione dei giovani sarebbe stata notevole».