«Questo voto va al di là dei partiti politici, anche perché io non mi riconosco in nessuno». C’è anche quello di Alice, 29 anni, tra i commenti sottostanti al post del Messaggero che parla della «spinta dei giovani per il No al referendum».
È lei stessa, in un messaggio in direct, a raccontare i motivi della sua scelta: «Si tende a pensare erroneamente che chi vota No lo faccia solo per ostacolare il lavoro del governo. In realtà il motivo è più profondo di così: questo tipo di riforma non avrebbe accorciato i tempi, né ridotto i costi della giustizia, ma avrebbe rischiato di indebolire un sistema già fragile. Ho votato No per proteggere il nostro sistema giuridico e i cittadini più fragili».
Di fronte al voto contrario espresso da oltre il 60% degli under 35, i dubbi sul loro conto aumentano: sono i giovani del disimpegno o quelli delle piazze pro-Gaza? Gli studenti del voto di protesta o quelli delle campagne su singole cause? Sono i ragazzi che rimarranno sempre fuori dalla politica o quelli destinati, prima o poi, a cadere nelle sue reti? Parte da questi interrogativi il viaggio nella Generazione Z, ora sotto i riflettori, ma spesso senza un microfono a cui parlare.
Un sole tiepido investe la Statua della Minerva, proprio di fronte l’ingresso della Sapienza. Qui le fibrillazioni dei palazzi della politica, a tre chilometri di distanza, non arrivano. Anche se è proprio dalle università che si è mossa parte della mobilitazione giovanile contro la separazione delle carriere. «Come sindacato studentesco da sempre attivo nella difesa della partecipazione democratica e della tutela della Costituzione, appena è iniziata la campagna referendaria non abbiamo avuto dubbi sulla scelta da prendere. Lo abbiamo fatto con iniziative, con banchetti informativi, assemblee con magistrati e professori», ci dice Angela Verdecchia, la coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. Che, sul piatto, mette il fatto che «la nostra generazione ha percepito la riforma come qualcosa di pericoloso, che ha portato a una presa di coscienza anche di valore costituzionale».












