Un classico della psicologia del linguaggio, l’associazione spontanea tra suoni e forme, non è una prerogativa esclusivamente umana. Un nuovo studio pubblicato su “Science” dimostra che anche i pulcini appena nati associano il suono “kiki” a forme appuntite e “bouba” a forme arrotondate, suggerendo che questa corrispondenza multisensoriale abbia radici biologiche profonde e antiche.
Associazione innata tra suono e forma.
Il fenomeno, inizialmente definito “takete-maluma effect” dallo psicologo Wolfgang Köhler che per primo lo descrisse, e noto ora come “bouba-kiki effect”, è stato osservato per decenni negli esseri umani, indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. Lo studio, condotto da un team tutto patavino e tutto femminile, con Maria Loconsole, Silvia Benavides-Varela e Lucia Regolin dell’Università di Padova, ne dimostra per la prima volta l’esistenza in animali completamente naïve, come sono i pulcini domestici (Gallus gallus), testati subito dopo la schiusa. “I risultati mostrano che anche pulcini di uno o tre giorni associano spontaneamente suoni e forme in modo analogo agli esseri umani”, scrivono le autrici, indicando che si tratta di “un meccanismo predisposto per l’integrazione multisensoriale”. L’esistenza di tale legame non arbitrario tra suono e significato implica che la capacità di collegare caratteristiche acustiche e visive non dipende necessariamente dall’esperienza linguistica, ma potrebbe riflettere un principio organizzativo di base del cervello.







