Non è necessario aver studiato anni in conservatorio per cogliere le straordinarie sfumature ritmiche delle opere di Johann Sebastian Bach. A quanto pare, ci si può riuscire già quando si hanno appena quarantotto ore di vita o, probabilmente, anche prima. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), pubblicato sulla rivista Plos Biology, ha dimostrato che il cervello umano nasce già “cablato” per la musica. O meglio, per la sua impalcatura fondamentale: il ritmo.

Il ritmo di Bach e le onde cerebrali

La ricerca condotta da Roberta Bianco, professoressa associata all’Università di Pisa e ricercatrice affiliata all’IIT, e coordinata da Giacomo Novembre, principal investigator dell’Unità di ricerca Neuroscience of Perception and Action al Center for Life Nano- & Neuro-Science dell’IIT, ha coinvolto 49 neonati presso l’Ospedale Szent Imre di Budapest. Mentre i piccoli dormivano beatamente, i ricercatori hanno fatto ascoltare loro delle composizioni pianistiche di Bach. Niente cuffie pesanti, solo una rete di elettrodi (EEG) per leggere i pensieri — o meglio, le onde cerebrali — di chi ha appena affacciato il naso nel mondo. Il risultato è sorprendente: quando il ritmo di Bach subiva una variazione inaspettata, il cervello dei neonati reagiva con un “picco di sorpresa” (tecnicamente un “potenziale evocato”). “Il cervello dei neonati lavora come una macchina predittrice”, spiega Novembre. Anche a due giorni di vita, i piccoli non si limitano a subire i suoni, ma cercano di anticiparli. Se il colpo di scena ritmico arriva, il loro elettroencefalo “sobbalza”.