Donald Trump chiama. L’Italia, questa volta, non risponde. Il governo italiano ha negato agli Stati Uniti l’accesso alla base militare di Sigonella. Venerdì scorso la Difesa italiana ha rispedito al mittente la richiesta dell’Aeronautica militare Usa di far atterrare per uno scalo a Sigonella due caccia militari diretti in Medio Oriente e pronti a partecipare alle operazioni in Iran. La notizia dello stop italiano, anticipata dal Corriere della Sera, è stata confermata da Palazzo Chigi. «Si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle camere - ha fatto sapere ieri pomeriggio la premier Giorgia Meloni - la linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica».
Lo stop all’atterraggio dei jet militari è diventato nel frattempo un caso politico. Da un lato il governo in difesa della decisione tenuta riservata per tre giorni. Meloni riferirà sul caso durante la sua informativa in Parlamento, in programma nella mattinata di giovedì 9 aprile, e intanto smentisce tensioni con la Casa Bianca. «Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato» fa mettere per iscritto nella nota di Palazzo Chigi la presidente del Consiglio quando ormai l’affaire Sigonella è scoppiato. «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione». E sulla stessa linea si attesta il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenuto ieri con un lungo post su X. «Voglio ribadire che non c'è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi» mette a verbale il titolare delle forze armate e veterano di Fratelli d’Italia.











