Da Berlino non aiutano troppo a diradare la nebbia intorno al controllo effettuato all’alba di sabato a Roma nei confronti dell’eurodeputata Ilaria Salis. A fare luce sulla dinamica dal lato italiano è stato il questore della capitale, Roberto Massucci, che in una nota ufficiale ha escluso qualsiasi iniziativa discrezionale da parte della polizia. L’intervento, ha spiegato, non era collegato né a esigenze di ordine pubblico né alla manifestazione “No Kings” (la protesta internazionale per “un mondo senza guerre” alla quale Salis ha poi preso parte) ma rappresentava un atto dovuto scaturito da una segnalazione automatica inserita nel sistema di cooperazione tra forze di polizia dell’area Schengen.

La richiesta è stata inoltrata alle autorità italiane dai giudici tedeschi e riguarda il collegamento tra Salis e la cosiddetta “Hammerbande”, la gang antifà di estrema sinistra responsabile delle aggressioni politiche tra Germania e Ungheria. Dalla Germania, invece, una portavoce del Ministero dell’Interno tedesco si è limitata a dire in conferenza stampa: «Come spesso accade, non possiamo dare informazioni su casi singoli, chiediamo comprensione». A domanda diretta sulla conferma del fatto che la richiesta sia stata inoltrata a Roma da Berlino, la portavoce ha risposto: «Questo si può chiedere alla persona colpita dal provvedimento». A Salis, ha spiegato, «è permesso rispondere. A noi no».