TREVISO - Le chat di classe delle mamme adesso finiscono in tribunale. Tra i genitori degli alunni di una scuola elementare della zona di Treviso la situazione è sfuggita di mano. E questo è solo uno dei diversi casi già sul tavolo. Nel caso specifico, sulle chat di classe sono volate parole grosse tra genitori: insulti di ogni tipo e pesanti prese in giro, per usare un eufemismo. A volte sono stati presi di mira anche dei professori, a giudizio di alcuni non adeguati. Tra i partecipanti, poi, non è mancato chi ha condiviso dati personali e foto di altri genitori e degli stessi alunni. E, per concludere, di seguito gli screenshot degli scambi sono rimbalzati pure fuori dai gruppi WhatsApp. Da qui la decisione di alcuni genitori di rivolgersi all’avvocato Alberto Bozzo per procedere con denunce per diffamazione e violazione della privacy. «Alcuni genitori si sono rivolti a me per tutelare la propria dignità e i propri dati personali - conferma il legale - ci sono già dei procedimenti in corso e altri in fase di definizione».
«Le situazioni sono molteplici. E riguardano anche genitori di alunni delle elementari - spiega l’avvocato - il problema è che le chat vengono gestite da genitori senza alcun controllo e senza alcuna formazione sulle linee guida del garante per la protezione dei dati personali».







