Un broker di Pete Hegseth, il capo del Pentagono nell’amministrazione Trump, esaminò un ingente investimento in grosse aziende del settore della difesa nelle settimane precedenti l’attacco di Usa-Israele all’Iran: la notizia riportata dal Financial Times già di per sé alimenta altre possibili accuse sul giro Trump, perché non è il primo caso in cui forti sospetti di insider trading si addensano attorno all’amministrazione americana. Qui Ft rivela che il broker presso Morgan Stanley contattò BlackRock a febbraio per prendere in considerazione un investimento multimilionario nel “Defense Industrials Active ETF (IDEF)” della società di gestione patrimoniale, prima che partisse l’attacco americano-israeliano all’Iran. La richiesta, avanzata per conto di un potenziale cliente di alto profilo, venne segnalata internamente a BlackRock. ETF ha, tra le sue maggiori partecipazioni, quelle di colossi del calibro di RTX, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Palantir. Tutte aziende che, peraltro, sono ampiamente appaltatrici del Pentagono.
La storia, oltre che delineare una potenziale violazione della normativa americana sull’insider trading, e lo sprezzo totale per un conflitto d’interessi a dir poco imbarazzante, racconta però anche un paradosso che non depone granché a favore delle capacità del segretario alla Difesa Usa: ETF (IDEF) era cresciuta a ritmi notevolissimi (28%) nell’ultimo anno, ma a marzo – ossia nel mese successivo a quando Hegseth ha valutato un forte investimento sul titolo – ha perso quasi il 13%. Ossia saremmo davanti a uno dei rari casi in cui un’industria del comparto della Difesa non cresce durante e dopo un attacco militare. Se insomma Hegseth avesse fatto insider trading, ci avrebbe anche perso molti soldi. A differenza di altri casi, anche recenti, sospetti.









