Piccolo, schivo, quasi invisibile. Il capodoglio pigmeo (Kogia breviceps), noto anche come cogia di De Blainville, è uno dei cetacei più elusivi del pianeta. Raramente osservato vivo in mare aperto, più spesso visto in occasionali spiaggiamenti, questo animale conduce un’esistenza lontana dagli sguardi umani, nelle profondità degli oceani tropicali, subtropicali e temperati. Eppure, proprio la sua natura sfuggente lo rende oggi protagonista di una scoperta scientifica che riscrive la geografia della biodiversità nel Mediterraneo.
Una vita nell’ombra
Lungo appena 3-3,5 metri, il capodoglio pigmeo è un parente in miniatura del più celebre capodoglio (Physeter macrocephalus). Il suo corpo compatto, con la testa squadrata e la mascella inferiore sottile, è difficilmente visibile in natura. Trascorre gran parte della sua vita al largo, lontano dalle coste e dalle rotte più frequentate, emergendo in superficie solo per brevi intervalli.
È un maestro dell’immersione profonda. Come altri cetacei odontoceti, utilizza un sofisticato sistema di ecolocalizzazione, una sorta di biosonar naturale che gli permette di orientarsi nel buio degli abissi e individuare le prede. La sua dieta è composta prevalentemente da calamari, catturati durante immersioni silenziose e precise.







