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30 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:22

In uno stadio con 15.600 posti certificati, con la capienza ridotta del venti per cento dalla Fifa dopo i cori discriminatori in occasione di Bosnia–Romania del 15 novembre 2025 – incredibile che in una terra martoriata come questa accadano certe cose -, l’Italia giocherà a Zenica, 70 km di distanza da Sarajevo, la partita del decennio. Dopo aver bucato due qualificazioni mondiali di fila – Russia 2018 e Qatar 2022 -, con tutto il rispetto per la finale europea di Wembley dell’11 luglio 2021, quella del 31 marzo è la gara più importante degli ultimi dodici anni. Gli azzurri affrontano una squadra al 66° posto del ranking Fifa. Il successo ai rigori di Cardiff contro il Galles ha permesso di recuperare cinque posizioni, ma Venezuela (49°) e Burkina Faso (62°), per dire, stanno messi meglio rispetto a Dzeko e i suoi fratelli.

Dall’1-0 a favore dell’Uruguay del 24 giugno 2014 in Brasile, in cui l’Italia giocò l’ultima partita in un campionato mondiale, al match di Zenica del 31 marzo 2026, il calendario dice che c’è un vuoto di 4.298 giorni. Dopo il ko di Natal, si dimisero il presidente federale Abete e il ct Cesare Prandelli, che pure aveva condotto l’Italia alla finale europea di due anni prima persa con la Spagna e aveva avviato l’opera di ricostruzione dopo il disastro della spedizione “lippiana” in Sudafrica nel 2010. Al vertice del calcio, fu eletto Carlo Tavecchio, mentre in panchina arrivò Antonio Conte. I quarti di finale raggiunti nell’euro 2016 illusero l’ambiente che il peggio fosse alle spalle: l’Italia uscì ai rigori contro la Germania, dopo gli errori grossolani della coppia Pellé–Zaza, tanto per ricordare il miracolo che aveva compiuto l’attuale tecnico del Napoli.