Un attacco dell’esercito di Israele nel sud Libano ha ucciso tre giornalisti. I loro nomi sono Fatima Ftouni e Mohammed Ftouni, dell’emittente televisiva Al-Mayadeen, e Ali Shuaib, dell’emittente Al-Manar. L’attacco non è stato frutto di un errore ma è stato esplicitamente rivendicato da Israele, che ha detto di averlo indirizzato contro il giornalista Ali Shuaib accusandolo senza prove di essere un infiltrato di Hezbollah.Nell’ultimo mese gli attacchi israeliani sul Libano hanno già ucciso altri tre giornalisti mentre il bilancio complessivo è di oltre 1.200 vittime.Gli attacchi israeliani sul LibanoDa inizio marzo, con il via all’offensiva militare contro l’Iran, l’esercito israeliano ha ricominciato a bombardare anche il Libano. Gli attacchi contro il paese avevano già caratterizzato il periodo 2023-2024, poi Israele e l’organizzazione politico-militare libanese Hezbollah avevano raggiunto un cessate il fuoco mai rispettato da Tel Aviv.Dopo i bombardamenti israeliani sull’Iran e l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, Hezbollah, alleata di Teheran, ha lanciato alcuni razzi contro Israele che ha risposto con un’operazione militare su larga scala a base di attacchi aerei e incursioni di terra. A un mese dall’inizio del conflitto il bilancio in Libano è di oltre 1.200 morti e più di un milione di sfollati su una popolazione di circa quattro milioni di persone.Tre giornalisti uccisiIsraele sta usando la medesima strategia comunicativa della Striscia di Gaza, giustificando ogni attacco sul Libano come volto a colpire obiettivi legati a Hezbollah. Lo ha fatto anche nella giornata del 28 marzo, quando Tel Aviv ha lanciato quattro missili di precisione contro un convoglio in viaggio sulla Jezzine Road, nel sud del paese, che esponeva la segnaletica della stampa. L’attacco è costato la vita ai giornalisti Fatima Ftouni e il fratello Mohammed Ftouni, dell’emittente televisiva Al-Mayadeen, e ad Ali Shuaib, dell’emittente Al-Manar. Altri giornalisti a bordo sono rimasti feriti mentre è morto anche un paramedico.Le due emittenti giornalistiche sono legate a Hezbollah, che per quanto sia bollata come organizzazione terroristica dai paesi occidentali, in Libano non deve considerarsi una realtà eversiva visto che detiene anche seggi in parlamento e costituisce quindi una forza politica di rilievo. Israele ha giustificato l’attacco proprio in questo modo, aggiungendo che il giornalista Ali Shuaib, volto molto noto del giornalismo libanese e con alle spalle trent’anni di carriera, sarebbe stato in realtà un infiltrato dell’unità di intelligence dell’organizzazione, che avrebbe contribuito a rivelare a Hezbollah le posizione dei soldati israeliani in Libano e che avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella sua propaganda. Tutti elementi su cui non sono state fornite prove, così come non è stata data alcuna giustificazione all’uccisione degli altri due giornalisti rimasti vittime dell’attacco.La strage ha causato molto sdegno in Libano e non solo. Il presidente del paese, quel Joseph Aoun che ha più volte preso le distanze da Hezbollah nelle ultime settimane, ha sottolineato come Israele “abbia violato ancora una volta le regole più elementari del diritto internazionale”, un’accusa ribadita anche dal primo ministro Nawaf Salam. Sul tema è intervenuta anche Sara Qudah, direttrice regionale del Comitato per la protezione dei giornalisti, denunciando il “preoccupante schema, sia in questa guerra che nei decenni precedenti, in cui Israele accusa i giornalisti di essere combattenti attivi e terroristi senza fornire prove credibili" e sottolineando che “i giornalisti non sono bersagli legittimi, a prescindere dalla testata per cui lavorano”.Israele continua a colpire la stampaCentinaia di persone hanno partecipato ai funerali – che si sono tenuti il 29 marzo a Beirut – di due dei tre giornalisti uccisi dall’attacco israeliano. Questa strage non è un caso isolato da quando, un mese fa, Israele ha ricominciato a bombardare il Libano. Il 26 marzo il fotoreporter freelance Hussein Hammoud, che lavorava per l'emittente Al-Manar, è stato ucciso da un raid aereo israeliano mentre documentava gli attacchi delle Israeli Defense Forces (Idf) nella città meridionale di Nabatieh. Un altro giornalista di Al-Manar, Mohamed Sherri, era stato ucciso il 18 marzo da un attacco israeliano contro l'edificio residenziale in cui viveva con la sua famiglia nel quartiere centrale di Zuqaq al-Blat, a Beirut. Il 12 marzo un raid israeliano ha invece ucciso Ali Hassan Ashour, giornalista dell’emittente radio Al-Nour.Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha già documentato l’uccisione di nove giornalisti in medio-oriente da parte di Israele dall’inizio della guerra in Iran del 28 febbraio. Dal 7 ottobre 2023, inizio del genocidio della Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 234 giornalisti nel territorio palestinese e nove giornalisti, oltre a quelli uccisi nelle ultime settimane, nel territorio libanese. La scorsa estate un attacco israeliano aveva ucciso almeno 31 giornalisti in Yemen nell’ambito dell’offensiva militare contro gli Houthi, alleati dell’Iran.
L’esercito israeliano ha deliberatamente ucciso tre giornalisti in Libano
L’attacco, rivendicato da Israele, è stato condotto con missili di precisione nel sud del Libano. Nelle scorse settimane i bombardamenti israeliani avevano ucciso altri giornalisti








