Dopo oltre dieci anni di autodenunce e confessioni il fotografo romano Marco Fassoni Accetti è stato ascoltato dalla commissione bicamerale d’inchiesta su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Su richiesta dello stesso testimone l’audizione si è svolta in modalità segreta.
L’audizione
La sua audizione è stata una maratona durata sette ore, tra le mura di Palazzo San Macuto. I commessi della Camera l’hanno definita “la più lunga delle ottanta fin qui tenute, è iniziata alle 13 e si è conclusa poco prima delle 21″. Stando alle poche indiscrezioni filtrate, l’interrogatorio si sarebbe concentrato su depistaggi, menzogne e possibili complici di sesso femminile nella gestione mediatica dei rapimenti, con particolare attenzione alle persone vicine ad Accetti all’epoca dei fatti” (fonte: il Giornale Popolare). Accetti aveva 27 anni nel 1983, anno in cui le due ragazze scomparvero. Nel 2013 si autodenunciò alla Procura di Roma come il rapitore di entrambe. Nel 2013 fece anche ritrovare un flauto in un capannone sulla Pontina, sostenendo che fosse di Emanuela Orlandi. Prosciolto nel 2015 e tuttora in libertà, era rimasto una figura controversa: l’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo non aveva escluso che potesse essere stato un serial killer ma per la Procura di Roma, l’uomo non è attendibile. Ad oggi, l’unico crimine che è stato attribuito a Accetti dalla giustizia italiana è l’investimento mortale del corpo del piccolo Josè Garramon. Il fotografo romano già da tempo ha inviato una memoria per raccontare la sua versione alla stessa Commissione, alla procura di Roma e alla magistratura vaticana. Ma Accetti ha portato con sé un secondo memoriale, intitolato “Memoria a fini di giustizia”, di quindici pagine”






