Li chiamano “navi del deserto” perché con la loro andatura dondolante sono in grado di trasportare cose e persone attraverso lunghe distanze e in luoghi inospitali come i deserti. Ma oggi i dromedari diventano preziosi anche per un altro motivo: un gruppo di ricerca dell’Università Sultan Qaboos di Mascate, in Oman, ha individuato in questi animali almeno due peptidi con proprietà antimicrobiche che potrebbero risultare interessanti nella lotta all’antibioticoresistenza. Lo studio, condotto in collaborazione con il Karolinska Institut di Stoccolma, è stato pubblicato su Frontiers in Immunology.

Infezioni da cateteri e stent: la scoperta italiana che riduce i batteri del 90% senza antibiotici

DI IRMA D'ARIA

La scarsità di nuovi antibiotici in grado di contrastare le infezioni provocate dai cosiddetti superbugs (ceppi di batteri, virus, parassiti o funghi resistenti a quasi tutti i farmaci) è un problema di portata globale: si stima che, in mancanza di nuove e più potenti armi, di infezioni non trattabili moriranno circa 10 milioni di persone ogni anno entro il 2050. Così la ricerca si ingegna. In questo caso, al centro dell’attenzione degli studiosi c’è la specie Camelus dromedarius, animale noto per la sua resistenza a diverse malattie infettive, e i peptidi antimicrobici (Amp), potenziali sostituti degli antibiotici grazie alla loro ampia attività contro i batteri.