Nel panorama giudiziario e mediatico tedesco, il caso di Ilaria Salis si inserisce in una cornice molto più ampia e strutturata, che in Germania viene ormai identificata con l’espressione “Budapest-Komplex”. Più che un singolo procedimento o una vicenda isolata, si tratta di un insieme di indagini, processi e ricostruzioni investigative che ruotano attorno a una rete di militanti antifascisti radicali accusati di aver organizzato e compiuto aggressioni violente contro ambienti neonazisti, sia in Germania sia all’estero. È dentro questa architettura che la figura di Salis assume rilievo nell’azione giudiziaria tedesca.
Al centro delle indagini in Germania c’è infatti la costruzione giuridica di una «associazione criminale di estrema sinistra», una struttura che la procura federale descrive come stabile, organizzata e dotata di una continuità operativa nel tempo. Questa rete, nata secondo gli inquirenti nell’area di Lipsia intorno al 2017-2018, viene ritenuta responsabile di una serie di attacchi pianificati con modalità paramilitari: raccolta di informazioni sugli obiettivi, spostamenti coordinati, utilizzo di strumenti contundenti, fuga organizzata. La “Hammerbande”, la banda del martello, per gli inquirenti tedeschi è questo: una struttura criminale che mette in discussione il monopolio statale della violenza.







