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I flotilleros-influencer in gita a Cuba alloggiano in un hotel a 5 stelle. La sinistra in moschea a elemosinare voti. I festeggiamenti del No trasformano il referendum in una baracconata. Ecco i peggiori della settimana
Al terzo posto del podio dei peggiori questa settimana abbiamo i flotilleros-influencer in gita a Cuba. Dopo essersi ripresi dalle fatiche della crociera nel Mediterraneo che li ha portati, con alterne vicende, alla volta di Gaza, ecco i nostri eroi partire per l’Avana per rompere l'embargo di Trump. Partiti alla volta dell’isola avamposto del comunismo, circa 650 delegati della sinistra internazionale hanno trovato un comodo alloggio al Gran Hotel Bristol Habana Vieja Meliá. Mica una bettola. Si tratta di un hotel a cinque stelle dove una camera costa tra i 130 e i 520 dollari a notte. Una cifra esorbitante che la maggior parte dei cubani non potrebbe permettersi nemmeno dopo un anno di duro lavoro. Un albergo con tutti i comfort, pure la corrente elettrica. Un lusso tutt’altro che scontato visto nel frattempo l’intera città, ospedali inclusi, veniva colpita da un blackout. Una vera e propria farsa a cui si aggiungono tour in autobus (ovviamente climatizzati), concerti stile Coachella e dirette social a caccia di like. Altro che missione umanitaria, insomma. Come ha fatto notare più di un esule, è "un oltraggio, una gigantesca presa in giro" di tutti i cubani. “La sinistra visita l’Avana come se fosse una festa allo zoo".






