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Da Montanari a Gratteri, fino a Grosso, a una settimana dal referendum sulla giustizia i toni si sono fatti, purtroppo, sempre più duri. Ecco chi sono stati i peggiori della settimana

A una settimana dal referendum sulla giustizia i toni si sono fatti, purtroppo, sempre più duri, a tratti violenti, se non addirittura apocalittici. Ci sarebbe piaciuto un dibattito più disteso e corretto e, invece, ci tocca dedicare l'intero podio dei peggiori di questa settimana agli urlatori del "no".

Al terzo posto troviamo Tomaso Montanari. Dalle parti del Fronte del No pare si siano messi a chi la spara più grossa, l'offesa ovviamente. E così, dopo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, secondo cui "voteranno per il sì indagati e imputati", e il magistrato Nino Di Matteo, per cui "voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi", ecco scendere in campo pure il rettore dell'Università per stranieri di Siena. Leggete cosa ha detto a un evento per il No: "Volete avere ancora come padri e madri costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Terracini, Nilde Iotti o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida? Comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi? Io no, ed è per questo che voto no". Con queste affermazioni non entra nel merito del referendum, non contribuisce al dibattito sulla riforma della giustizia, non dà nemmeno un'opinione tecnica su perché voterà no. C'è "solo" un insulto: banditi. Un insulto scagliato con livore contro il governo e il presidente del Senato. Non è certo così che ci saremmo immaginati il confronto in vista del referendum. Certo, non siamo nati ieri, avevamo messo in conto toni accessi ma in epiteti di questo calibro. In questo modo, non solo si squalifica chi li affibbia, ma trascina con sé pure le ragioni del No.