Da una parte gli europei, dipendenti dalle armi americane, che accusano ciclicamente gli Stati Uniti di sfruttamento salvo poi lamentarsi contro le loro politiche di disimpegno. Dall’altra parte c’è Washington, che con una mano spinge l’Europa ad assumersi le proprie responsabilità nella difesa comune lo stesso Obama rimproverò gli alleati di essere «Free riders» - e con l’altra frena i suoi tentativi di autonomia strategica perché considerati limitanti per la propria influenza nel continente di mezzo. La stessa segretaria di Stato dell’amministrazione Clinton, Madeleine Albright, aveva ribadito ai partner di evitare qualsiasi tentativo di «Duplicazione, Divisione e Discriminazione». Contraddizioni, queste, perfettamente in sintonia con l’essenza dell’Alleanza. Che non si è sciolta quando Charles De Gaulle smobilitò le basi e il Quartier Generale della Nato verso Bruxelles, né quando il presidente francese Jacques Chirac e il cancelliere tedesco Gerhard Schröder si opposero fortemente alla guerra in Iraq. E ancora, nemmeno quando Donald Trump ha recentemente fatto credere di voler prendere la Groenlandia. Tutto è funzionale in una dialettica interna per spingere la controparte a una reazione. Nulla di nuovo sul fronte occidentale, quindi, ma solo l’ultimo braccio di ferro fra sponde che finora hanno resistito a innumerevoli pressioni per garantire assieme la propria tutela e deterrenza.
Nato, il travagliato patto che resiste alle divergenze
Mentre infuria la guerra in Medio Oriente e si acuisce sempre di più la crisi internazionale, tornano in auge anche le storiche tensioni in sen...






