The final solution. La soluzione finale. È il titolo, in inglese, del manifesto pubblicato sul profilo Telegram del tredicenne di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Un testo scritto martedì, il giorno prima di accoltellare la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, colpendola al collo e poi all’addome all’interno dell’Istituto. Quello che emerge è una lettera lunga, articolata, con un linguaggio non in linea a un 13enne: frasi ordinate, passaggi lucidi, a tratti feroci. In cui tra frustrazione e rabbia mette nero su bianco l’intenzione di uccidere prima il padre, con cui non aveva buoni rapporti, e poi l’insegnante. Una costruzione che ha spinto gli inquirenti a non escludere il possibile utilizzo di chatbot o di intelligenza artificiale per la stesura.

«Non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre», scrive nel “Manifesto” il ragazzo. «Non posso più vivere una vita così… ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace umiliarmi davanti a tutti e fare commenti cattivi». Poi la lucidità del gesto ancora prima di compierlo. «Userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo». Infine aggiunge: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a prendere questa decisione radicale è stata la mia diagnosi di ADHD». Un disturbo dell’attenzione che non veniva capito dalla docente.