Sorte analoga a quella di Lungotevere Aventino. Sul totem ai piedi del Monte dei Cocci, d’obbligo fare lo slalom con lo sguardo tra croci e sigle sparse: i turisti in cerca di notizie, alla prima occhiata veloce perdono la pazienza e scrollano lo smartphone. Più o meno come a Piramide. E la base in ferro battuto – ciò che resta del totem che narrava le gesta di Campo Testaccio - è sempre lì, persa in un angolo del marciapiede, da circa sei anni. Accanto al Parco della Resistenza, il pannello che descrive il rione San Saba non traballa più. In compenso, per decriptarne la mappa serve l’indovino. Le "aggiunte" all’elenco off-limits? Tantissime. Tra le più degne di nota: il cartello della Salita di San Gregorio giace in terra a testa in giù (un pericolo soprattutto per i pedoni). Quello del rione Parione? Un turbinio di tag e adesivi. Similmente a quelli presenti in altri tre rioni: Trastevere, Celio, Monti. È vuoto il pannello a lato della chiesa di San Bernardo alle Terme. Senza contare quelli dedicati ai personaggi della memoria (dalla narrazione cult del film "Ladri di biciclette" sul totem di Lungotevere Ripa a quello in via di S. Elena). E, su un altro fronte, affondano nell’incuria pure la maggior parte dei cartelli del Comune illustrativi dei percorsi ciclopedonali. Ovunque ci si giri in strada, meglio tirare dritto e scomodare una guida.
Roma, i cartelli turistici rionali ormai sono un rebus
Nemmeno il Giubileo appena concluso è riuscito a fare il miracolo. Indecifrabili, vandalizzati da scarabocchi, scritte e segni . O proprio occ...






