VENEZIA - Settant'anni dalla prima "legge speciale per Venezia". Quel 31 marzo del 1956 è data "matura" per analizzare le vicende di un provvedimento storico e tentare di capire a fondo la crescente complessità dell'area veneziana, visto che già all'inizio del 900 il Regno d'Italia aveva votato alcune leggi per finanziare una città da sempre difficile. Ma quasi sempre con pochi, scarsissimi o nulli risultati.
Molti problemi di Venezia di allora sono quelli di oggi. Che appaiono aggravati dalla consapevolezza che turismo, salvaguardia ambientale, residenzialità, controllo della laguna e confronto con terraferma, porto, siano questioni cresciute con una magnitudo così ampia da annichilire tanti progetti e proposte. Nel marzo di 70 anni fa Venezia e l'Italia erano uscite da un inverno siberiano, da 5 a 17 le variazioni giornaliere. Rimbalzava l'eco delle parole di Krushev, il segretario del Partito Comunista dell'URSS, che aveva denunciato le violenze di Stalin. In quel marzo si progettava l'aeroporto di Tessera, stava nascendo il piano regolatore e la Fenice, in cartellone anche due opere in una sola serata - chiedeva aiuti al Governo.
Da anni a quella Legge per Venezia la prima della Repubblica Italiana - lavoravano un gruppo di parlamentari, concordi, dai monarchici ai comunisti; legge già suggerita all'unanimità dal consiglio comunale nel 1952. La città era prostata. Quasi diecimila persone vivevano in una casa a pianoterra e il 63% delle abitazioni del centro storico erano sovraffollate: 28mila famiglie in coabitazione.










